SALITA AL MUZTAGH ATA

Salita al Muztagh Ata

Non è stata la montagna più alta che ho salito, e nemmeno la più difficile, ma ripenso spesso con grande nostalgia a quel viaggio in oriente.
Attraverso il Kunjerab Pass (4800 m) lasciamo il Pakistan, dove abbiamo appena terminato un trekking di acclimatamento attorno al Nanga Parbat, ed entriamo nel Xinjiang cinese. Il nostro obiettivo, tentare la salita con gli sci del Muztagh Ata, alto 7546 metri.
Aiutati dai cammelli che trasportano il nostro materiale, arriviamo al campo base, a 4400 metri di quota. Il paesaggio è lunare… se non sapessi di essere nelle vicinanze della montagna, mi sembrerebbe di camminare nel deserto!
Siamo a inizio stagione; tranne un piccolo gruppo di svizzeri, siamo gli unici alpinisti sulla montagna… bellissima sensazione quella di battere traccia su neve vergine, senza nessuno davanti. Durante la prima settimana fissiamo il campo uno e lasciamo un deposito di materiale nei pressi del campo due, a 6150 metri. Il tempo è variabile e si alternano momenti di bel tempo ad improvvise bufere di vento e neve, che mettono a dura prova il nostro buon umore.
Primi di giugno, è il momento di tentare la salita. Superata una zona di profondi crepacci, passiamo la nostra prima notte oltre i 6000 metri, poi, il giorno successivo, saliamo ai 6800 metri del campo tre, dove montiamo le tendine sotto un’abbondante nevicata. Il peso dello zaino, carico di tutto il necessario si è fatto sentire ma in tenda tentiamo di recuperare le energie spese, anche se manca l’appetito a causa della quota elevata. Durante la notte il termometro in tenda segna 20 gradi sotto lo zero… sembra di dormire in un freezer…
Fin dopo l’alba soffia un forte vento e si sente la neve che “picchietta” implacabile, la nostra tendina. Sto male al pensiero di dover uscire all’aperto ma poi… magicamente… tutto tace!
E’ quasi un invito per la tappa finale che ci attende. In cielo non una nuvola… Appena esco dalla tenda, dopo essermi scaldata gli scarponi con l’aiuto del fornelletto, il freddo è sopportabile!
Si parte!
Con un’andatura lenta e costante, contando i respiri ed i passi, ci portiamo oltre i 7000 metri. Lo sguardo segue il movimento ritmico degli sci mentre davanti a me, nel bianco assoluto, solo una leggera traccia lasciata da Maurizio sulla neve indurita dal vento mi indica la direzione da seguire. La temperatura, con il sole che scalda e senza vento, è ideale. La pendenza comincia a diminuire… e in basso un mare di nuvole! Il tempo scorre, lento, mentre il respiro affanna, per la carenza di ossigeno. Non mi sembra vero quando, alzando lo sguardo verso l’orizzonte davanti, il bianco si muta in blu… Siamo in Vetta! Con calma assaporiamo la pacifica sensazione di essere così in alto, davanti ad un orizzonte infinito, senza la preoccupazione di una pericolosa discesa nel maltempo. Con gli sci, sarà veloce e divertente abbassarsi di quota, lungo gli invitanti pendii della montagna.

MUZTAGH ATA

Climbing Muztagh Ata

It wasn’t the highest mountain I’ve climbed, or the most difficult, but I often think back with great nostalgia on that trip to Asia.
Crossing Kunjerab Pass (4,800 meters) we leave Pakistan, where we have just finished an acclimating trek near Nanga Parbat, and enter the Chinese region of Xinjiang.
Our objective: to try to summit Muztagh Ata, at 7,546 meters, with our skis.
Assisted by camels to transport our supplies, we arrive at base camp, at 4,400 meters of elevation. The landscape is lunar. If I didn’t know we were near the mountains, it would seem like we were walking in the desert.
It’s the start of the season. Aside from a small Swiss group, we are the only mountaineers on the mountain. It’s a beautiful feeling, making first tracks in virgin snow, with no one ahead.
During the first week, we set up camp one and leave some supplies near camp two, at 6,150 meters. The weather is changeable, and clear skies alternate with sudden wind and snowstorms, which put our good mood to the test.
June is here and it’s time to attempt the summit. Having passed an area of deep crevasses, we spend the first night above 6,000 meters.
The next day we climb to 6,800 meters, to camp three, where we pitch our tents under heavy snowfall. I feel the weight of the backpack, full of necessities, but in our tents we try to recover the energy we’ve expended, even though our appetites are diminished due to the elevation. During the night the thermometer in the tent shows 20 degrees below zero. It feels like sleeping in a freezer.
A strong wind blows until after dawn, and we hear the constant tap of the snow on our tent. I feel sick at the thought of having to go outside, but then, magically, everything is silent!
It seems like an invitation to tackle the final stage awaiting us. There’s not a cloud in the sky. As soon as I leave the tent, after heating my boots with the help of the stove, the cold is bearable.
We set out.
With a slow and constant pace, counting our breaths and our steps, we climb above 7,000 meters. My gaze follows the rhythmic movement of the skis, while ahead of me, in the absolute white, only a light track left by Maurizio in the wind-hardened snow indicates which way to go. The temperature rises with the sun, and with no wind it’s perfect. The gradient becomes less steep…and below us is a sea of clouds!
Time passes slowly, and I breathe heavily due to the lack of oxygen. It doesn’t seem possible when, raising my eyes to the horizon, the white changes to blue. We’re at the summit!
We quietly enjoy the peaceful feeling of being so high, in front of an infinite horizon, without the worry of a dangerous descent in bad weather. On skis it will be a fun, fast descent down the inviting slopes.

Muztagh Ata-Catena del Pamir – Sinkiang -CHINA

Experience by Maurizio Giordani

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